Tropea: basta generalizzazioni

Difendere la destinazione significa pretendere responsabilità, fatti verificabili e rispetto per chi ogni giorno costruisce l’accoglienza

Negli ultimi giorni Tropea e i suoi operatori sono stati coinvolti in una nuova polemica nata dalle dichiarazioni del food influencer Wlady Nigro, che ha parlato di presunti conti gonfiati e consumazioni non richieste addebitate soprattutto a turisti stranieri in alcuni ristoranti della città.

Accuse gravi, alle quali il sindaco Giovanni Macrì ha già risposto chiedendo che vengano forniti nomi, circostanze e prove concrete.

Come Associazione Albergatori di Tropea riteniamo necessario intervenire da una prospettiva diversa.

Non spetta ad ASALT accertare singoli episodi né sostituirsi agli organismi competenti. Ma spetta certamente a un’associazione che rappresenta una parte importante del sistema turistico della città difendere il lavoro di centinaia di imprenditori e collaboratori quando il comportamento attribuito ad alcuni rischia di trasformarsi, attraverso la comunicazione, in un giudizio sull’intera destinazione.

Su questo vogliamo essere chiari: eventuali responsabilità sono individuali. Le generalizzazioni, invece, danneggiano tutti.

Un’accusa grave richiede fatti altrettanto precisi

Se un cliente riceve un conto contenente consumazioni mai effettuate o prezzi differenti da quelli indicati, esistono strumenti e sedi attraverso cui quel fatto può essere documentato e valutato.

Un episodio concreto ha un locale, una data, un conto e circostanze verificabili.

È quindi corretto che chi sostiene di essere a conoscenza di comportamenti di questo genere fornisca gli elementi necessari affinché possano essere valutati da chi ne ha competenza.

Il sindaco di Tropea ha già espresso pubblicamente questa posizione, invitando Wlady Nigro a fornire nomi e prove ed evidenziando come, allo stato delle informazioni pubblicamente disponibili, non siano stati indicati ristoranti, date o ricevute riconducibili ai presunti episodi.

ASALT non intende sovrapporsi a questa richiesta.

Poniamo però una questione diversa e altrettanto importante.

Anche qualora venisse accertato un comportamento scorretto da parte di uno o più operatori, quella responsabilità dovrebbe rimanere attribuita a chi l’ha commessa.

Non può trasformarsi in una rappresentazione della ristorazione tropeana.

E certamente non può diventare una rappresentazione di Tropea.

Il turismo internazionale è la quotidianità di Tropea

La descrizione di operatori che approfitterebbero della difficoltà linguistica degli ospiti stranieri appare particolarmente delicata per una destinazione come la nostra.

Tropea vive da molti anni una dimensione fortemente internazionale.

Per alberghi, ristoranti, attività commerciali e operatori delle esperienze, accogliere ospiti provenienti dall’estero non rappresenta un’eccezione: è parte della normale attività quotidiana.

Nella ristorazione è ampiamente diffusa l’esposizione dei menu e dei prezzi all’ingresso dei locali. Molte attività pubblicano inoltre i propri menu online e propongono ai tavoli carte con prezzi chiaramente indicati e spesso disponibili anche in lingua inglese.

Le competenze linguistiche sono ormai parte della professionalità richiesta a chi lavora nel turismo locale e i sistemi di pagamento elettronico sono normalmente utilizzati dalle attività rivolte ai visitatori.

Questo non significa sostenere che tutto sia perfetto.

Sarebbe altrettanto sbagliato.

In ogni grande destinazione turistica possono verificarsi disservizi, incomprensioni e perfino comportamenti individuali non corretti.

Ma proprio per questo è fondamentale distinguere.

Un caso è un caso. Un comportamento individuale è un comportamento individuale. Una destinazione è qualcosa di enormemente più grande.

Dietro il nome Tropea ci sono migliaia di ore di lavoro

Quando si parla di Tropea troppo spesso si dimentica cosa esiste dietro quel nome.

Ci sono alberghi e ristoranti.

Ci sono commercianti, artigiani, operatori balneari, guide e imprese che organizzano esperienze.

Ci sono produttori locali.

Ci sono dipendenti e collaboratori.

Ci sono famiglie.

Ci sono imprenditori che investono ogni anno nelle proprie aziende, nella formazione, nella qualità dei servizi e nella promozione internazionale.

La notorietà conquistata da Tropea non è arrivata improvvisamente e non è stata costruita da una singola persona o da una singola istituzione.

È il risultato di anni di lavoro collettivo.

Di sacrifici.

Di investimenti pubblici e privati.

E soprattutto di migliaia di esperienze positive vissute da ospiti che sono tornati a casa raccontando Tropea, la Calabria e la sua ospitalità.

Questa reputazione è un patrimonio economico e sociale.

Per questo deve essere trattata con responsabilità.

La critica ci serve. La generalizzazione no.

ASALT non ha mai sostenuto che Tropea debba essere sottratta alla critica.

Al contrario. Abbiamo più volte evidenziato questioni sulle quali la destinazione deve continuare a lavorare: mobilità, qualità urbana, gestione dei flussi, servizi, maggiore integrazione dell’offerta, permanenza media e crescita dei mesi di spalla.

Una destinazione matura non nasconde le proprie criticità.

Le affronta.

Ma esiste una differenza sostanziale tra evidenziare un problema e costruire una rappresentazione generalizzata.

Le critiche documentate aiutano a crescere.

Le segnalazioni circostanziate aiutano a correggere eventuali storture.

Le generalizzazioni, invece, producono soprattutto danno reputazionale.

Ed è questo meccanismo che riteniamo sia arrivato il momento di interrompere.

Tropea non è contro il resto della Calabria

Nello stesso intervento è stata sollevata anche la questione della promozione turistica regionale, sostenendo che Tropea e la Costa degli Dei avrebbero ricevuto una visibilità eccessiva rispetto ad altre aree della Calabria.

È un tema sul quale il confronto è legittimo.

Ma riteniamo profondamente sbagliato contrapporre Tropea al resto della regione.

Tropea non sottrae visitatori alla Calabria.

Tropea porta visitatori in Calabria.

La vera domanda dovrebbe essere un’altra: quanto siamo capaci, come sistema territoriale, di accompagnare chi arriva a Tropea alla scoperta del resto della regione?

Su questo dobbiamo certamente fare di più.

ASALT sostiene da tempo la necessità di collegare le esperienze della Costa degli Dei e di creare connessioni sempre più forti con borghi, aree interne, parchi, montagna, archeologia, enogastronomia, cammini e cicloturismo.

È anche attraverso questa integrazione che possiamo aumentare la permanenza media, distribuire meglio i flussi e creare valore su un territorio più ampio.

Una destinazione forte non è un problema per le altre.

Può essere un moltiplicatore.

Indebolire Tropea non rende più forte la Calabria.

Mettere Tropea in relazione con la Calabria può rendere più forte tutto il sistema turistico regionale.

È il momento di cambiare il racconto

Negli ultimi anni Tropea è diventata sempre più spesso il luogo attraverso il quale vengono raccontate questioni molto più ampie del turismo calabrese.

Prezzi.

Sovraffollamento.

Servizi.

Eventi.

Promozione.

Ristorazione.

Ogni volta il rischio è lo stesso: prendere una criticità, un episodio o un’opinione e trasformarli in un giudizio sulla destinazione.

Noi crediamo che sia arrivato il momento di dire basta a questo metodo.

Non chiediamo indulgenza.

Non chiediamo silenzio.

Non chiediamo che eventuali problemi vengano nascosti.

Chiediamo esattamente il contrario: più rigore, più responsabilità e più precisione.

Chi possiede elementi relativi a comportamenti irregolari li sottoponga alle sedi competenti.

Chi critica Tropea continui a farlo quando ritiene che vi siano ragioni per farlo.

Ma nessuno trasformi la responsabilità di un singolo in quella di centinaia di operatori che lavorano correttamente.

Tutelare Tropea significa anche tutelare la Calabria

Come Associazione Albergatori sentiamo il dovere di intervenire non solo a tutela delle imprese che rappresentiamo, ma di tutti coloro che contribuiscono ogni giorno alla qualità dell’accoglienza della nostra città.

Accogliamo positivamente il chiarimento successivamente espresso da Wlady Nigro, secondo cui le sue dichiarazioni non intendevano coinvolgere l’intera categoria.

Ma proprio questa precisazione dimostra quanto sia importante scegliere con attenzione parole e generalizzazioni quando si comunica a un pubblico molto ampio.

La reputazione di una destinazione richiede anni per essere costruita.

Può essere danneggiata in poche ore.

Per questo chiediamo a tutti — operatori, istituzioni, comunicatori, media e cittadini — un’assunzione collettiva di responsabilità.

Tropea deve continuare a migliorare.

Deve pretendere correttezza dai propri operatori.

Deve ascoltare le critiche.

Ma deve anche avere la forza di difendere il lavoro di chi ogni giorno opera con serietà.

Le responsabilità individuali restino individuali.

Tropea non può diventare il bersaglio permanente attraverso cui raccontare, per generalizzazioni, le difficoltà del turismo calabrese.

Difendere Tropea, oggi, significa difendere un patrimonio che appartiene non soltanto ai tropeani.
Appartiene alla Calabria e, per la sua notorietà internazionale, contribuisce all’immagine dell’Italia nel mondo.